da Bozzetti di Viaggio di Cosimo De Giorgi (vol.1 - 1882 - Congedo Editore)

[...] La via da Lecce a Taranto è la più grossa arteria del Commercio salentino, ed è fiancheggiata da alberi di Ailanto, di Olmo e di Robinia per un tratto di circa 300 metri. 
Traversiamo la prima zona degli orti e dei frutteti, che circonda la città, e dopo guari divergeremo a destra e infileremo la via vicinale che conduce alla "Torre di bello luogo", oggi appartenente ai signori Romano da Lecce. La si vede anche dalla via che percorriamo. L'Infantino, citando la cessione fatta nel nel 1494 da re Alfonso II agli Olivetani, nel primo anno del suo regno, chiama questa località "il dilettevole giardino di bello luogo, delitie de' principi di Tarato". Oggi queste Delizie sono scomparse;  ma il nome è restato lo stesso, e serve a rivelarci quel che doveva essere in origine. Secondo il Castromediano fu edificata al tempo dei nostri conti normanni. Secondo il Ferrari "la torre di bello luogo si dice fosse servita di abitazione alla contessa di Lecce Maria d'Enghien prima e dopo il tempo che fu moglie di re Ladislao".
Questa torre con annesso giardino appartenne poi a Don Luigi Paladini gentiluomo di lecce, e quindi ritornò ai padri Olivetani. [...] nel dicembre del 1818 fu acquistata da Salvatore Romano [...]. 
Entriamo nel giardino ed osserviamo la torre. Essa è imponente per altezza, e discretamente ben conservata nella sua forma primitiva. È perfettamente cilindrica, ed alta circa 14 metri dall'orlo superiore fino al piano del suolo. Le nuove costruzioni che le furono addossate dalla parte di tramontana e di levante l'hanno un poco modificata; e i restauri alle finestre han tolto anche a queste il tipo che ebbero in origine. Sorge nel mezzo di un vasto giardino fra le opunzie, i fichi, e le canne che la circondano intorno intorno. 
La porta di ingresso al pianterreno è preceduta da un recinto esterno in muratura, che scende a picco sul fosso che circonda la torre. Valicando un ponticello ad arco, si giunge alla porta di questo recinto. Era chiusa da una saracinesca. Le pareti della torre non discendono quindi verticalmente sul fosso, come in quella "del Parco", ma sono circondate da uno spazio vuoto circolare, ossia da un andito scoperto, che le rigira tutt'intorno, eccetto a levante dove è stato trasformato in stanze per riporvi legna da abbruciare, paglia, ed attrezzi rurali. [...]
La torre è tutta costruita di piccoli pezzi parallelepipedi di quel calcare detto volgarmente leccese, ben connessi fra loro, e già impatinati di licheni: il che ne ha assicurato la conservazione per oltre 4 secoli. Il recinto esterno è invece già cariato, in qualche tratto caduto, ed in gran parte rifatto a nuovo: e cariate sono pure le pareti del fosso, tagliato nella pietra leccese in tutta la sua profondità. Una piccola porta rettangolare mette nella sala del pianterreno, nella quale noteremo una volta a botte, come son quelle del piano superiore, e nel pavimento alcuni lastroni che chiudono la bocca di grandi fosse per riporvi vettovaglie e munizioni in caso di assedio. Al piano superiore si può salire o mercé una scala a chiocciola fabbricata nella grossezza della torre, o per una gradinata esterna di 21 gradini che mette ad un secondo ponte a livello di questo piano. 
Qui giunti troveremo una porta ad arco acuto, ma senza alcuna iscrizione. Entrando vedremo due stanze illuminate da tre finestre, che in origine era contornate da archi a sesto acuto ed oggi, chiuse nella parte arcuata, sono state ridotte alla forma rettangolare. 
La sola finestra che risponde sulla porta di ingresso nel pianterreno era di forma quadrata. La scaletta a chiocciola surriferita conduce poi al terrazzo, circondato da un altro parapetto, con finestre quadre e con lunghe e strette feritoje nel muro intermedio tra una finestra e l'altra. Sulla gabbia della scala leggeremo due date (1685 - 1749); ma entrambe accenno ai restauri e dalle ricostruzioni subite da questo edifizio. I merli sono piani nelle sommità, e sono ricoperti da lastre di pietra. Sotto queste coperture si veggono delle pietre sporgenti dal muro e terminanti a gancio: servivano per ricevere i perni dei martelletti di legno, o ventiere, specie di sportelli destinati a chiudere i vuoti tra i merli, per ripararsi dagli strali degli assalitori. [...] 
Prima di scendere ammireremo il panorama della nostra città, - forse il più bello fra tutti! - , degli orti e frutteti che la circondano, del cimitero e della chiesa di San Nicola, in mezzo ad una folta vegetazione di cipressi, di schini e di salici [...]
Non è malagevole riconoscere dal tipo della costruzione le epoca di fondazione di questa torre. Essa deve riferirsi senza dubbio tra la fine del XIII e il principio del XIV secolo; la sua forma perfettamente cilindrica è caratteristica di quel tempo; e la tradizione degli scrittori locali conferma questa data. 

disegno da Bozzetti di CDG